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TARGA “Premio Cava de’ Tirreni” 2016

FINALISTA “Premio Giovane Holden” 2016

“…Ritto accanto al cadavere, il commissario Eleuterio Dallari si tolse il cappello: poi si chinò lentamente fin quasi ad inginocchiarsi, e dopo un profondo respiro sollevò con dolcezza un lembo del sudario.

Il volto cereo di una giovane donna si disegnò come per incanto sulla terra bagnata.
Un viso dolce di ragazza, tenero e delicato come la matassa di capelli castani che dalla testa scendeva a radunarsi a crocchia subito sotto la nuca, stretta appena da un timido nastrino di seta rosa”.

 

Modena, 1925 – Il corpo senza nome di una giovane donna giace sulle sponde del Naviglio in una brumosa mattina di marzo. Spetta al commissario Eleuterio Dallari indagare sull’identità di quei poveri resti e, soprattutto, sul perché di quella triste fine. Capire. Questo è il mestiere di Dallari, la ricerca del fondo delle cose. Mentre il commissario insegue le sue intuizioni, una scia sottile si disegna intorno a lui come se qualcuno lo stesse conducendo, a sua insaputa, vicino a una risposta. O a una domanda.

Emma Bonacini non è mai esistita.

La sua storia, che ho cercato di raccontare con il pudore che è giusto riservare a vicende come quella che ho pensato per lei, mi è servita soltanto per fare uscire dagli archivi un’altra storia, questa volta del tutto vera anche se purtroppo da tempo dimenticata. La storia di Armando Manfredini, “…nobile spirito creatore di bellezza, quella degna e vera che consola le anime…”, e di una sua scultura in terracotta. Una scultura nella quale, quando ancora di Armando conoscevo appena il nome, mi sono imbattuto per caso e dalla quale sono partito per cercare di capire.

“C’era in lui qualcosa di semplice ed infantile nell’animo buono, come nella luce dei suoi occhi e nella freschezza del suo viso. E c’era in lui anche un gran pudore, pel quale sapeva e voleva tenere per sé le aspirazioni, le gioie e le tristezze…”. Forse, sarebbero bastate queste semplici parole, scritte dall’amico Giuseppe Mazzoni nel 1925, a spiegare per intero il mistero della vita e della morte di Armando. La sua vicenda però mi è parsa degna di qualcosa di più, ed è stato così che ho cominciato a scrivere, con l’ansia e la passione di chi va scoprendo qualcosa di bello e sente il bisogno di trasmetterlo agli altri. Alla fine, mi piace pensare di esserci riuscito.

Quanto all’altro protagonista di questa storia, il commissario Eleuterio Dallari…Vero? Non vero? Be’… scopritelo nel libro.

Armando Manfredini nasce a Modena il 22 giugno 1884. Nel 1896 si iscrive alla Scuola serale di disegno per artigiani e l’anno successivo al corso regolare di studi presso il Regio Istituto di Belle Arti di Modena. Nel 1904 vince il Pensionato Poletti per la scultura e assieme all’amico Alberto Artioli, vincitore nella pittura, si trasferisce a Roma, ove completa il proprio percorso formativo conseguendo il diploma presso il locale Istituto di Belle Arti col massimo dei voti e primo premio ai concorsi finali. Rientrato nella città natale, si afferma come scultore partecipando con successo alle principali esposizioni locali e nazionali e realizzando numerose opere per committenze private e sculture funerarie monumentali. Nel 1922, e fino al 1924, ottiene l’incarico di insegnamento di plastica della figura e modellazione ornamentale presso il regio Istituto di Belle Arti di Modena in sostituzione del professor Ermenegildo Luppi. In questi anni si sposa con Italina Nicolini ed ha una figlia, Maria Teresa, nata nel 1921.

Armando Manfredini muore suicida a Modena il 22 aprile 1925.

Il 20 giugno 1925 viene inaugurata nell’atrio del Teatro Municipale di Modena una mostra di 45 tra le sue opere migliori.

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