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Generazione Resistente è un progetto nato con l’obiettivo di raccogliere i racconti e i volti dei testimoni della Resistenza al nazifascismo nel territorio modenese. Per cinque anni la curatrice Valeria Sacchetti, con l’aiuto delle ANPI della provincia di Modena, ha contattato, intervistato e fotografato le partigiane e i partigiani che hanno combattuto nella lotta di liberazione nel Modenese. Ha chiesto loro di narrare un episodio significativo di quegli anni e di mettersi in posa per un ritratto a colori, da affiancare alla fotografia in bianco e nero che li ritrae, ventenni, all’epoca del secondo conflitto mondiale. Un’immagine di ieri e una di oggi a confronto, legate da uno stesso filo conduttore: il racconto di vita di uomini e donne che hanno contribuito a liberare l’Italia e che sono stati protagonisti di una generazione capace di coraggio e generosità.

“Queste vite passate e presenti ci parlano dai momenti catturati sulla carta. Parlano di notti gelide, di sentieri impervi battuti dal sole, di colline, di aspre salite, di casali abbandonati adatti al respiro del breve riposo, del sollievo di un minuto. Parlano della paura affrontata con coraggio, della speranza in un mondo migliore, della fuga continua dove lo spazio non è segnato sulla mappa, dove il tempo sembra fermarsi per poi correre all’improvviso e non essere più la somma di secondi, di ore, di giorni. Le ragazze in bianco e nero sono fiere e sicure, i ragazzi in bianco e nero hanno gli occhi e le braccia del coraggio. Posano sulle biciclette e sulle moto che diventano cavalli alati pronti all’attacco, siedono in compagnia o camminano soli e orgogliosi del brandello di esistenza che sono pronti a donare, del sangue che lasceranno scorrere perché sia un fiume di vita per gli altri. Ci guardano, dai loro pochi anni fatti di pochi sorrisi, i visi sfocati presi in prestito da desideri troppo grandi, così grandi che le parole stanno strette: libertà, uguaglianza, libertà. Non c’è un posto abbastanza grande per contenerlo, questo bisogno di libertà, non ci sono le parole per dirla, questa parola che da troppo tempo non si può più dire e neppure pensare. Le ragazze e i ragazzi in bianco e nero hanno il cappello e le giacche della festa e le guance sfumate dagli anni: non sanno se ci saranno, domani o l’anno dopo, se diventeranno a colori o resteranno solo un cippo sulla strada, con un nome e un fiore. Sanno però che ne sarà valsa la pena, perché se non esiste un modo migliore per morire, quello che fa la differenza è il motivo. E la vita degli altri. Le ragazze e i ragazzi a colori sorridono degli anni e della vita. Mettono in posa i corpi stanchi fra case e colline, nelle piazze, nei cortili davanti ai portoni. Qualcuno è accanto a pochi resti di quel che era, a ricordarci com’era. Gli occhi brillano ancora di futuro, e nelle tracce degli sguardi resiste l’eco impalpabile della lotta, del freddo e dell’afa e della paura patite per noi. Per noi che guardiamo e sfogliamo e leggiamo di queste vite passate. Degli anni in bianco e nero regalati per i colori tra cui possiamo volare anche noi”
(Alessandra Burzacchini)

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