Castelfranco, dall’inizio del secolo scorso al secondo dopoguerra, è un paese animato da figure memorabili: Barilèin, Minestra, Cicion, Tromba, Rizioti, Walter Sarachèina, uomini di altri tempi e di altri costumi, che appena affacciati al mondo ricevono un soprannome da portarsi dietro per tutta la vita. Come Francesco Gherardini, detto Giulitti per via della mai nascosta ammirazione per il grande statista liberale Giovanni Giolitti.

Poi, per tutti quei ragazzini che avevano appena dismesso i pantaloni corti, viene la guerra. La guerra che li porta in Africa, in Europa, in Russia. A Giulitti tocca, dopo il servizio militare in Libia, la disastrosa guerra di Grecia.

Tra le nevi e il fango ghiacciato del Monte Kosika, in mezzo a voci che non riconosce e al servizio di un credo che non sente suo, Francesco vive l’esperienza universale della trincea. Una medaglia di bronzo ricorda l’impresa eroica che lo ha visto, per due giorni e due notti, stare al fianco di un commilitone ferito e riportarlo in salvo sulle spalle, tra i fischi del fuoco nemico. Cose che si leggono nei poemi, e si vivono nei paesi.

Il dopoguerra cambia gli stili di vita, ma non gli animi. I vecchi castelfranchesi si sentono spaesati nel nuovo mondo, stanno meglio ma vivono peggio. Hanno l’impressione che siano perduti per sempre i colori, i sapori, gli odori e le emozioni del tempo che fu.

Alberto Poppi, zinzèla, onora con questo racconto la memoria di nonno Giulitti, e con essa la memoria di un’intera epoca: quando ci si dava del Voi ma ci si trattava come fratelli.

CONSIGLIO DI LETTURA:
Nel ripercorrere la storia dei miei avi, mi sono ritrovato a riscrivere un pezzo della storia di Castelfranco e dei Castelfranchesi: e questo è stato un viaggio che mi ha arricchito al pari del precedente volume “La colpa di Argo“. Il resto lo fa l’enigmatica alchimia della scrittura, che ci accompagna sempre nel nostro giocare misterioso con il passato. Allora: liberate la mente e fingete di assistere a un vecchio film in bianco e nero, con l’immaginaria colonna sonora di un vinile traballante sul grammofono…

Improvvisamente vi ritroverete nella Castelfranco dell’Emilia (provincia di Bologna fino al 1929) dell’epoca. Basta un poco di concentrazione e quel minimo d’immaginazione che chiunque possiede: chiudete gli occhi, fate un respiro profondo, e riapriteli… sulla via Emilia degli anni Venti. Ciascuno potrà (ri)vivere sensazioni particolari che, come è giusto, serberà incorrotte nell’animo; con un sorriso o una lacrima, non importa…È il destino dei ricordi più autentici.
Alberto Poppi

Dello stesso autore:

“AL MARANGAUN – Storia dei falegnami di campagna”

“LA COLPA DI ARGO – Nel Triangolo della Morte, un delitto ancora irrisolto”

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