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Il distretto sassolese della ceramica è una delle più eminenti realtà produttive italiane, da sempre polo di attrazione di lavoratori da tutta Italia e dal mondo, importante centro di sperimentazione e innovazione tecnica, piattaforma di lancio per l’esportazione del made in Italy nei principali mercati del globo. D’altro canto il distretto è anche un territorio di complessa gestione, che pone e ha posto in passato alte sfide in ambito sociale e ambientale. È dunque un’impresa ambiziosa quella a cui si è accinta Olimpia Nuzzi, che nel corposo volume dedicato al Distretto ceramico ripercorre la storia della patria delle piastrelle dalle origini ai giorni nostri. Attraverso un’accorta scelta di regia, l’autrice apre il suo lavoro con un’inquadratura dedicata al fiume Secchia e a tutto ciò che esso ha rappresentato per lo sviluppo produttivo e industriale del territorio bagnato dalle sue acque; dalle liti e contese altomedioevali connesse alla gestione delle acque, alle prime importanti opere di ingegneria idraulica, lo sguardo si avvicina progressivamente, nello spazio e nel tempo, soffermandosi con meticolosa analisi sugli aspetti di storia culturale e politica, del commercio, dell’industria e della tecnica nelle rigogliose terre che ospitarono, prima degli operosi capannoni di oggi, le raffinate delizie dei duchi e delle duchesse d’Este. Infine, l’inquadratura più stretta è dedicata al presente, che parla attraverso i volti e le imprese dei manager della ceramica e degli artisti ceramici del Novecento. All’ampiezza del percorso fa da sponda l’ingente mole documentaria di cui Olimpia Nuzzi si è servita, e che in parte è restituita al lettore nel ricco apparato iconografico corredato di dettagliate didascalie. Punto di forza, in questo volume di sicuro interesse, è la singolare competenza dell’autrice in materia di storia della tecnica e della meccanica – già comprovata con il precedente studio completo su Il tornio (Artestampa, 2010) -, competenza che le consente di entrare nel merito delle evoluzioni che modificano concretamente i processi produttivi e, di conseguenza, l’organizzazione del lavoro e la pianificazione industriale. Il Distretto ceramico è un’opera a tutto tondo, che restituisce con analitica compiutezza la fisionomia di una terra industriosa e industriale, che si misura oggi con le asprezze di una crisi economica globale. Non bisogna dimenticare che l’entusiasmo del lavoro e dell’impresa – con quel tanto di intraprendenza e attivismo ad esso connessi – è quel trasversale elemento antropologico che ha fatto dell’Emilia una delle regioni più civili e avanzate del mondo.

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