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Ciò che pesava come un macigno erano le scelte di Ivo, 

una giovinezza spesa a combattere per un’idea di patria 

che si stava rivelando perdente. 

E, come insegna la storia, chi perde ha sempre torto.

 

 

 

Ivo Silingardi, classe 1914, è un giovane di famiglia modesta ma dignitosa, cresciuto nelle campagne modenesi di Cognento, quando gli si prospetta del tutto inattesa la possibilità di arruolarsi nel Corpo Truppe Volontarie a sostegno del generale Franco nella guerra di Spagna. Siamo nel 1936, e l’alternativa per Ivo è avviarsi a una poco esaltante carriera di maestro elementare. Senza pensarci due volte, il ventiduenne Silingardi si imbarca per la Spagna. Tornerà due anni dopo con una Croce di Guerra, una Medaglia d’Argento al V.M. e un imprecisato numero di schegge di granata sparse per il corpo. Questa esperienza ha fatto comprendere a Ivo una cosa: che la guerra è una cosa disumana, una prova estrema che tira fuori, da ciascun individuo, il peggio e il meglio. E a lui, Ivo Silingardi, tira fuori il meglio: senso di appartenenza, lealtà, coraggio, amicizia, spirito di sacrificio, amor di patria. Così, in cuor suo, decide che quello sarà il mondo e quelli i valori a cui dedicherà la sua vita, nonostante molte volte la storia si presenti con un volto ambiguo e contraddittorio, e non sia sempre facile mantenersi saldi negli ideali in mezzo ad atrocità e opportunismi di ogni segno. Ma Ivo non può fare diversamente. Egli è, senza troppi giri di parole, un fascista. Lo è durante la sanguinosa campagna di Grecia nella seconda guerra mondiale, lo rimane dopo l’otto settembre 1943, quando con nuovi proiettili nel corpo accetterà di entrare nei quadri amministrativi della Repubblica di Salò. Lo è, infine, quando dopo la guerra tenta di far valere i suoi meriti di soldato in un Paese che lo rigetta e gli volta le spalle, non sempre per nobili motivi.

Sono gli occhi del figlio Francesco che rileggono e rivivono queste vicende, narrate nei minimi dettagli con una prosa vivace e intima, che riflette uno spirito libero da condizionamenti ideologici.

Questo non è un libro per nostalgici. È, piuttosto, un libro carico di nostalgia.

Perché la forza che muove queste pagine, e che le rende a tratti commoventi, è il desiderio dell’Autore di restituire dignità e memoria non a un ideale perduto, ma a un uomo: suo padre.

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