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È uno dei piatti più tipici della valle del Panaro, un luogo che conserva ancora la magia dei verdi colli che si inerpicano fin sugli Appennini, sorvegliati da antichi castelli arroccati su speroni di roccia. Specialità di confine tra le province di Modena e Bologna, il borlengo ha attraversato molti secoli per giungere sino a noi sostanzialmente invariato, protagonista di momenti conviviali in cui si  celebra la semplicità e il piacere sempre attuale di condividere la mensa.

Cibo povero per eccellenza, la sottile sfoglia croccante di acqua e farina viene cotta nientemeno che nel “sole”, tradizionale padella di rame stagnato, e pare che affondi le sue origini addirittura nella preistoria. Quel che è certo, è che sin dal Medioevo il borlengo è stato una pietanza tipica del Carnevale, di cui conserva ancora, nel nome, un riferimento alla burla.

“Un merletto delicato, un’ostia popolare” che negli ultimi anni ha vissuto una meritata riscoperta e sta divenendo cibo di tradizione e di cultura. Difeso nella sua unicità e allo stesso tempo proposto in nuovi contesti di degustazione, il borlengo è una di quelle specialità che possiede le caratteristiche per assicurarsi un felice passaggio dai palati di ieri a quelli di domani: è buono, è economico e va d’accordissimo con il Lambrusco.

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