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Un giorno, nella mitologemica bassa emiliana, domata ma non mai del tutto, gialla d’oro e di grano come l’oro dei barbari, tanto ricca come la fu di foresta, Martundè scoprì che talvolta la realtà supera la fantasia più sfrenata.

Ulisse degli Alamari vantava già ventitré anni e un quarto d’origine della città di Modena, un quarto di Ferrara, un altro della Bassa bolognese e un un ultimo delle colline, combinazione sufficiente e necessaria affinché non desiderasse altro nella sua movimentata e giovane vita che catturare un esemplare di drago.

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