Nei mesi precedenti mi ero reso conto che la spinta che mi spronava a viaggiare, ad indagare, era proprio “l’ardore” di divenir “del mondo esperto e de li vizi umani e del valore”. 

In quel momento, nel corridoio naturale che divide l’Europa dall’Africa, si spalancava davanti a me “l’alto mare aperto”, fisicamente e figurativamente; abbandonati tutti gli ormeggi, le certezze, i pregiudizi, salpavo verso nuove terre, mettendomi in gioco, affidandomi all’Oceano, alle stelle e agli Alisei. 

 

Per raggiungere il Perù senza aerei, partendo da Modena, bisogna affacciarsi sull’Oceano, cercare un passaggio in barca, scendere a compromessi con i Caraibi, inebriarsi dei profumi colombiani, districarsi nelle insidiose terre ecuadoriane ed infine scivolare lentamente sui fiumi dell’Amazzonia. Dimenticando ogni convinzione o pregiudizio, fino a dubitare del proprio nome. Siete pronti?

Dopo una breve pausa in Italia, Giacomo riprende la strada, destinazione Perù; per questa seconda ed ultima parte di viaggio, dovrà confrontarsi con le onde dell’Atlantico, le notti al timone in cui anche le certezze più inossidabili vacillano dinnanzi all’Universo, la desolazione lasciata dagli uragani ed i traffici illegali colombiani. A spingerlo lungo il cammino non è solo una promessa fatta quasi per scherzo in una tiepida notte australiana; man mano che le latitudini scorrono sotto ai suoi piedi, il viandante capisce che in quel viaggio è nascosta l’opportunità di mollare gli ormeggi della Ragione, cullarsi in balia dell’Ignoto per ritrovare qualcosa creduto dimenticato.

Incontrando un viaggiatore di passaggio nella vostra via, probabilmente gli chiedereste: “Chi sei? Dove stai andando? Perché ci vai?”.

E se al posto del viaggiatore ci fosse uno specchio, cosa risponderebbe l’immagine che vi fissa insistentemente?

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