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Dopo il Diario di un ragazzo del Bosco di Alfredo Silvestri, esce per la stessa collana curata dal centro Studi Storici Nonantolani un altro fresco e intenso amarcord, questa volta a firma di Claudio Malagoli. Al piacere di calarsi nella quotidianità faticosa ma autentica della campagna modenese degli anni ’50, si aggiunge l’accattivante architettura del volume, organizzato come un glossario – si potrebbe dire un lessico familiare – per argomenti e parole chiave: “il prete a letto; spigolature; bicicletta e dintorni; la zia sarta; nebbia la fumena; Mingon (o Menegon)”, per citare solo alcune delle numerose voci e sottovoci che compongono il mosaico di un’originalissima enciclopedia di ricordi giovanili. Come un paniere di ciliegie, il libro invita a una lettura curiosa, indisciplinata, guidata dalla passione per la spigolatura: sono le parole a farla da padrone, i termini ancora in uso e quelli che ormai non si conoscono più perché appartengono ormai solo alla lingua dei padri. Nel portarli di nuovo alla luce l’autore non compie una discutibile operazione nostalgica ma un’interessante operazione storica: perché, pare suggerire, se davvero abbiamo voglia di comprendere il mondo dei nostri antenati – gli odori, le atmosfere, i sapori, il sentimento del tempo – non possiamo far altro che abitarne di nuovo il linguaggio e rivivere, con vecchie parole, nuove emozioni.

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