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Fin dal suo ingresso in magistratura, alla fine degli anni Cinquanta, Giovanni Lodi si è interrogato sul rapporto tra la legge e la giustizia. Dopo più di un ventennio da pretore e pubblico ministero, arriva la decisione di lasciare per sempre la magistratura. Un passo doloroso, per un uomo che aveva vissuto il suo ruolo istituzionale non come il freddo adempimento di un dovere, ma come un’alta responsabilità morale, per la quale valesse la pena di spendere passione e impegno civile.

Dentro questo libro – un po’ saggio, un po’ racconto, un po’ testimonianza – ci sono gli elementi che consentono di avvicinarsi al mondo di Giovanni Lodi, al suo essere giudice e uomo.  Se un ritratto biografico è affidato alle parole della moglie Antonella e alle testimonianze di autorevoli Contributori, larga parte dell’opera è costituita dagli scritti letterari, saggistici, umoristici di Giovanni Lodi, che valgono – pur nella varietà degli argomenti e degli stili – a restituire un quadro omogeneo e coerente del pensiero, della sensibilità e delle domande di fondo che hanno attraversato l’intera vita di un uomo che ha voluto guardare “la verità dal di dentro”.

La legge è lo strumento che consente 
agli orsi di difendersi dai lombrichi 
secondo regole prestabilite
 (G. Lodi)

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