Un magico incontro ed una straordinaria amicizia con il Cantor di Tango argentino per eccellenza Carlos Gardel.
Borsalino, brillantina, sigaretta tra le dita e un sorriso smagliante, essenza e mitologia del tango, principe leggendario e imprevedibile animatore dei salotti altolocati e degli arrabales della vita Porteña di Buenos Aires dei primi decenni del XX secolo.
Eterno oltre la cronaca, massima espressione della canzone popolare della regione del Rio de la Plata, artefice della genesi del tango cantabile con caratteri melodici, ritmici e armonici propri, inscindibili dal testo.
La sua voce è stata riconosciuta dall’Unesco come Patrimonio Culturale dell’Umanità.
…La baronessa abitava in una tenuta risalente alla prima metà dell’Ottocento, circondata da un lato da alberi secolari e dall’altro da splendidi vigneti. L’orchestra di Julio de Caro avrebbe fatto il suo debutto proprio quella sera, e Carlos si sarebbe dovuto unire a loro per omaggiare l’ospite d’onore della serata: Charlie Chaplin. Data la fama internazionale del personaggio, erano convenute molti altisonanti nomi dell’aristocrazia locale e del mondo dello spettacolo, fra cui il cantante Mario Battistella e l’attore César Romero. Dopo aver fatto il nostro ingresso in giardino, mentre camminavamo tenendoci sotto braccio, Carlos mi indicò la padrona di casa.

“Isa que hay tarasca en este Lorenzo!”, esclamò in lunfardo, ma non ebbi il tempo di chiedergli cosa significasse quella frase, perché la baronessa ci venne incontro saltellando come una ragazzina. In realtà si trattava di una signora di circa cinquant’anni, bassa, in carne, con le abbondanti rotondità accentuate da un abito succinto. Appena fu a un paio di metri di distanza si slanciò verso Carlos, abbracciandolo calorosamente…

…Conclusa la serata, quando mi trovai di nuovo solo con Carlos, gli chiesi cosa volesse dire quella strana frase pronunciata qualche ora prima. “Ah, te ne ricordi ancora?”, mi chiese stupito. “Nulla, parlavo in lunfardo fra me e me”. “È evidente”, gli dissi io con finta serietà, “ma sai bene che non possiedo ancora  la giusta padronanza di questa lingua”.Vedendo che lo guardavo di sottecchi, sorrise in quel modo particolare che gli riusciva quando aveva alzato un pò il gomito e continuò: “Avevo detto – guarda quanti soldi ha quella befana -. Ovviamente mi riferivo alla baronessa. Ma non con cattiveria, te lo assicuro. È una signora strana – non proprio avvenente, è chiaro – e forse anche un po’ eccessiva nelle manifestazioni d’affetto nei miei confronti, ma è una brava persona. Le devo molto, e se non fosse stato per lei non sarei mai stato scritturato dalla Paramount”

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