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“Risalito dalla profondità di una lunga notte, Egli si ritrovò accanto al tavolo di pietra al centro del pianoro. L’oscurità andava affievolendosi in un cielo viola e la fiamma della lampada oscillò mossa dalla brezza. Sentiva di essere ormai uscito dai cunicoli della sofferenza, dove il male oscuro dellÂ’anima è più profondo del più profondo abisso e dove, disorientato, aveva lottato con il cuore in gola sino a quando un lampo di luce gli aveva illuminato l’anima”. Sandro Pipino – pittore, poeta e scrittore – affida alle parole di questa sua prima prova narrativa il compito di trasformarsi in colore, abbaglio, luce e buio: il materiale verbale è una densa pasta pittorica che si stende sulla pagina, suscitando nel lettore emozioni primordiali, accompagnandolo all’incontro con figurazioni primitive, simboliche, oniriche, mitologiche. Un viaggio nell’inconscio, attraverso le effigi dei Tarocchi – nella sequenza di ventidue Arcani – che tracciano un percorso ideale nei misteri dell’anima. “Qualche volta è capitato nella storia dell’uomo che la forma poetica abbia fatto sconfinare la realtà nel mito e questi nella mistica. Io, cosciente della mia umana fragilità, ho sentito la necessità di percorrere questo sentiero”.

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