Attraverso gli album fotografici degli abitanti della Crocetta di Modena, abbiamo elaborato un immaginario viaggio tra le strade, nei cortili, nelle botteghe artigiane, nelle campagne: luoghi dove, in larga parte, si trova la storia del quartiere. Col nostro simbolico itinerario proponiamo, attraverso le immagini di famiglia, una visione del quotidiano fatta di vita di tutti i giorni ma anche di cerimonie come: nascite, battesimi, matrimoni, funerali, testimonianze, queste, che più di ogni altro sono state riprese e tramandate, molte volte dai fotografi di professione invitati all’occorrenza oppure da appassionati che si prestavano per l’occasione. Per questo motivo saranno le immagini ad essere protagoniste rispetto al testo, il cui unico scopo è quello di suggerire ciò che in esse è racchiuso. Attraverso lo scatto fotografico, il fluire della storia è come se venisse per un istante arrestato. Ogni momento del quotidiano si presta in questo modo ad essere analizzato attraverso una luce nuova e diversa, che investe di inesauribile ricchezza tutti gli aspetti del reale, anche se apparentemente più banali e insignificanti. Quell’attimo, della vita, che la fotografia ci riporta fermando il tempo in quella frazione di secondo della durata dello scatto dà un valore nuovo a ogni momento dell’esistenza: un valore che sfugge vivendo, dove spesso è l’abitudine alle cose che ci impedisce di apprezzarle.

Il nostro viaggio comincia con una breve introduzione che ci parla del territorio a nord della città e dei primi abitanti con alcuni riferimenti alla zona della darsena, prosegue con le trasformazioni urbanistiche che si susseguono fuori barriera Vittorio Emanuele proseguendo fino alla Crocetta, ci mostra il periodo bellico con l’antifascismo e le lotte per la liberazione, il campo di prigionia e la storia dell’aereo Pippo che per tanto tempo è rimasto nella memoria e nei racconti degli anziani ci parla del lavoro con alcune tra le principali aziende che rappresentavano il nucleo produttivo manifatturiero della città, del 9 gennaio e del-le conquiste sindacali.

A questo punto comincia il percorso tra le strade, visitandole con fotografie o con cartoline che ci mostrano edifici, cortili, attività, ripresi in momenti storici anche lontani tra di loro ma che contribuiscono alla comprensione di come si è trasformato il territorio e di come si viveva qualche tempo addietro. Persone sedute davanti a casa a godersi il fresco in allegra compagnia, bambini che giocano nei cortili, dei quali sembra di risentirne le urla festose, tra lenzuola o panni stesi. Animali quali pecore, asini, cavalli, galline coi pulcini, che transitano normalmente nelle strade del rione. E la chiesa che, fino agli anni ‘50, era isolata e raggiungibile da una piccola stradina costeggiata da due fossati e una lunga siepe. La Popolarissima, la Todt del dopoguerra, le case popolari, esempi di convivenza e solidarietà che le immagini mostrano pienamente. I Torrazzi, strada Minutara, i Mulini Nuovi, rioni pieni di storia che qui ritroviamo. I bar, le polisportive, i luoghi di ritrovo e di aggregazione che sono stati centri di integrazione per i lavoratori provenienti dalla montagna e dalla campagna prima e dal meridione dopo. Emerge da tutto questo una forte dimensione popolare, diventata nel tempo uno dei tratti costitutivi degli abitanti stessi, una identità difesa con orgoglio, nonché portatrice di una saggezza viva e profonda che ci ha portati fino ad oggi. Una memoria utile ed essenziale per meglio orientarci nelle scelte future.

Maurizio Ferrari

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