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“Quindi passando la vergine cruda
vide terra, nel mezzo del pantano,
sanza coltura e d’abitanti nuda”

Con queste parole Virgilio racconta a Dante l’approdo della profetessa Manto negli acquitrini del Mincio, in una terra inospitale, incolta e disabitata. Ma la storia talvolta riesce a piegare la natura, trasformando gli scenari più desolati in rigogliosi alvei di cultura, arte, civiltà.

Questa pare la traccia del suggestivo percorso proposto da Gianfranco Levoni nell’importante volume fotografico dedicato a Mantova e al suo territorio.

Dall’ambiente lacustre, ancora in buona parte incontaminato, si snoda infatti un racconto fotografico che passando fra splendori di Palazzi Ducali, maestosità di basiliche e preziose memorie di musei, giunge al Palazzo Te, la cui magnificenza riuscì a stupire persino l’imperatore Carlo V. Da qui il viaggio prosegue fissando scorci caratteristici, antiche architetture e celebri monumenti, per poi uscire dal ponte dei Mulini e inoltrarsi nel contado.

Ed ecco immagini di castelli, la campagna, il Po, l’epica frontiera dove nel 454 Papa Leone Magno fermò le orde di Attila. Infine Sabbioneta, mirabile utopia cinquecentesca di Vespasiano Gonzaga, da cui sul far della sera si ritorna a Mantova, colta in un’ultima fiabesca espressione notturna.

Confermando il suo talento per il racconto analitico, che nulla concede al turismo sbrigativo cui siamo sempre più assuefatti, Levoni ci costringe a fermare lo sguardo e il passo su ciò che incontriamo sul nostro cammino, trasformando la visione in patrimonio di conoscenza.

 

FANNO PARTE DELLA STESSA COLLANA:

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