La civiltà ebbe inizio

quando per la prima volta l’uomo scavò la Terra

e vi gettò un seme“.

Khalil Gibran

 

Madre Teresa di Calcutta insegna che non possiamo fare grandi cose su questa Terra, ma solo piccole cose  (come per esempio questo libro), con un grande amore.

Semi per una Terra nuova non ha nessuna pretesa di salvare il mondo, ma spero  possa alleviare anche solo di un infinitesimo il suo immane dolore, dolore di cui l’uomo, con la sua stupidità, è la sola causa. Se non ci rendiamo conto che prendersi cura della Terra è amare noi stessi, come possiamo sostenere di essere intelligenti, cioè in grado di leggere dentro, di guardare dentro le cose, dentro le persone, dentro i fatti? La somma dell’intelligenza sulla Terra è costante ma la popolazione è in aumento: troppo spesso i nostri comportamenti confermano questa teoria di Arthur Bloch.

Sono sempre stato un ottimista convinto e credo abbia ragione Malala Yousafzai, attivista pakistana e la più giovane vincitrice del premio Nobel per la pace nel 2014, quando sostiene che un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo.

 

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