A tratti pungente, a tratti esilarante, talvolta amaro. Una satira che affonda le radici nel passato per sventolarci all’improvviso, sotto il naso, il ritratto di ciò che siamo diventati, magari senza rendercene conto. Una satira che non rinuncia al tocco lieve della poesia, tra vecchie storie, leggende, nuovi e antichi repertori antropologici.
Obbedisco”, rispose Giuseppe Garibaldi a un ordine ricevuto dal re. Di anni ne sono trascorsi molti, ma l’andazzo non è cambiato. Anche oggi sono tantissimi i garibaldini (di proporzioni ridotte) costretti a chinare il capo quando dall’alto arrivano imposizioni. Arrivano da regnanti fasulli che si sono messi sulla testa corone di cartapesta. Per la maggior parte sono burocrati che affollano gli uffici pubblici. Impartiscono ordini tassativi anche coronati che occupano i piani nobili della società. Un militare dispone di una sola risposta quando si rivolge a un superiore: signor sì. La pace familiare esige l’obbedienza, altrimenti la moglie comincia a strillare. I sudditi più astuti fanno ricorso a sotterfugi e svicolano pur di sottrarsi a comandi bislacchi. Quando vanno a segno, i sotterfugi creano situazioni di due tipi: paradossali o spassose.

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