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Nella tarda estate del 2009 più di cento ex allievi del seminario di Fiumalbo risalgono la corrente del tempo e si ritrovano all’ombra di quella che qualcuno chiama poeticamente l’Università della montagna. Il più anziano è nato nel 1908, il più giovane nei primi anni Sessanta. Qualcuno è diventato sacerdote, tutti hanno trovato la propria strada che è cominciata lì, ai piedi del monte Cimone. I ricordi del seminario compongono la trama schietta e vivida dei racconti dei ragazzi di allora: “un giorno mio padre mi chiese se volevo andare in seminario, io dissi di sì così per provare!”. Tra le mura ottocentesche del convitto, intere generazioni hanno conosciuto non solo un percorso d’istruzione, ma l’educazione alla vita e ai valori cristiani. Tra castighi del silenzio, polpette indigeste e lo scoglio del latino, si fanno spazio nei cuori adolescenti passioni indimenticate: le gite in montagna, le partite a biliardino, l’allenamento estivo del Milan, il primo incontro con la musica classica. “Quei tre anni hanno influenzato moltissimo la mia adolescenza. Hanno plasmato il mio carattere un po’ ribelle, mi hanno insegnato ad apprezzare moltissimo i veri valori della vita, in primo luogo la famiglia; mi hanno insegnato ad adattarmi a qualsiasi situazione della vita, a reagire e a non mollare mai”.

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