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“Dopo Dû piò dû fa ancàra (circa) quater (Due più due fa ancora [circa] quattro), eccoci a servire altre ‘due + due’ commedie, cioè due testi in dialetto e due in italiano. Ho già in passato spiegato che considero le due lingue ‘mie’, e che penso in dialetto e in italiano quasi contemporaneamente o almeno alternativamente e allora, se un testo è nato in dialetto, quello in lingua italiana non è solo una traduzione”. Gian Carlo Montanari spiega, alla sua seconda pubblicazione di teatro dialettale, quella particolare forma di bilinguismo che caratterizza l’Italia più di ogni altro Paese d’Europa: la stretta convivenza di italiano (La “lingua di Dante”, come la chiama l’autore) e dialetti. Le commedie qui presentate, scelte sempre in base al criterio del successo e del riscontro di pubblico, incarnano proprio questa realtà linguistica e umana, nella quale le espressioni più tipiche del sentire e della lingua locale si mescolano e si fondono con quelle della lingua nazionale. Questo teatro, che si presta bene anche alla lettura, offre l’opportunità di tenere viva un’importante tradizione con le armi dell’ironia e del divertimento.

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