Il 13 gennaio del 1915, a pochi anni di distanza dal devastante sisma che distrusse Messina e Reggio Calabria, di nuovo il terremoto si abbatte sul nostro Paese. Scosse che raggiungono una magnitudo di 5,7 Richter colpiscono il centro Italia, al confine tra l’Abruzzo e il Lazio con epicentro nella conca del Fucino. Nel territorio marsicano, cittadine come Avezzano o Gioia dei Marsi sono letteralmente rase al suolo. 33.000 saranno i caduti mentre decine di migliaia saranno i sopravvissuti sfollati dalle abitazioni in rovina.

Nella corsa agli aiuti, che vide protagoniste tutte le provincie italiane, a Modena fu affidato il paese di Pereto (AQ). Sotto il coordinamento del Comitato Provinciale di Soccorso, presieduto dall’allora sindaco di Modena Giuseppe Gambigliani Zoccoli, parte une missione di soccorso per la costruzione di un campo di accoglienza per le trenta famiglie del paese che persero la casa nel sisma. Il ritrovamento nell’archivio del Comando di Modena del fascicolo dedicato all’intervento dei pompieri modenesi in soccorso ai terremotati della Marsica e in particolare il manoscritto del diario della missione hanno spinto l’autore a ricostruire la storia di quei quattro mesi. Una storia di solidarietà che scorre sotto l’ombra incombente della prima guerra mondiale; l’opera dei civici pompieri modenesi, affiancati dagli operai della cooperativa falegnami, termina infatti il 26 maggio, due giorni dopo l’entrata nel conflitto del Regno d’Italia.

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