Nel suo libro di maggior fama, Eichmann a Gerusalemme. La banalità del male, Hannah Arendt dedica vari capitoli alla deportazione degli ebrei dai vari paesi europei nei quali risiedevano da millenni verso lo sterminio nei campi.

Uno di questi capitoli è dedicato alla deportazione dall’Europa occidentale: Francia, Belgio, Olanda, Danimarca, Italia.–

Scrivendo dell’Italia essa descrive la resistenza che almeno fino al ’43 gli italiani opposero alla volontà tedesca di deportazione degli ebrei locali e degli ebrei che si trovavano nelle zone occupate dall’esercito italiano.

Per spiegare questo fenomeno, di difficile comprensione essendo l’Italia in quegli anni il principale alleato della Germania Hitleriana nella guerra mondiale, essa arriva a una conclusione: «Quello che in Danimarca fu il risultato di una profonda sensibilità politica, di un’innata comprensione dei doveri e delle responsabilità di una nazione che vuole essere veramente indipendente … in Italia fu il prodotto della generale, spontanea umanità di un popolo di antica civiltà».

Se esiste un episodio sul quale poter pronunciare questa frase della famosa filosofa ebrea tedesca esso è sicuramente quello del salvataggio dei ragazzi ebrei a Villa Emma a Nonantola.

 

Rav Beniamino Goldstein

Rabbino Capo della comunità ebraica di Modena e Reggio Emilia

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