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La società ‘Artistico-Filarmonica’ o, più brevemente, l’Artistica, prima di disperdersi aveva a capo il glorioso Adeodato Malatesta. Nel ’91 la dirigevano Giacomo Tosi Bellucci, Vincenzo Tardini, Enrico Segrè … ed altri egregi cultori delle arti e della letteratura. Essi resero illustre il nome dell’artistica. Con queste parole Arturo Rabetti si accingeva a tratteggiare il variegato e brioso mondo delle società teatrali modenesi del tardo Ottocento, impegnate a coltivare l’affermazione del teatro di prosa a Modena tra riscoperta dei classici, teatro vernacolo, goliardia universitaria e pochade d’importazione. Tra i volti che animarono la vita artistica cittadina dall’Unità d’Italia al volgere del secolo vi fu quello di Vincenzo Tardini, figura eclettica di teatrante, attore, musicista e scrittore. Della sua vita, consumata a ridosso delle scene fino alla morte sopravvenuta nel 1901 a soli 44 anni, Ferdinando Taddei ricostruisce un ritratto appassionato, corroborato dallo studio attento e puntuale del Fondo Tardini custodito presso l’Accademia di Scienze Lettere e Arti di Modena. In tre donazioni successive, dagli anni ’60 agli anni ’90 del secolo scorso, la famiglia Tardini ha voluto lasciare a una delle più prestigiose istituzioni della cultura cittadina l’imponente mole di scritti, spartiti musicali, libretti d’opera e partiture per il teatro che riassumono per intero l’intensa e feconda attività artistica di Tardini, oltre a illuminare la sua vita privata di uomo e cittadino. Siamo dunque dinnanzi a uno di quegli archivi contemporanei che, per ricchezza, completezza e interesse sono tali da risvegliare nello studioso in aggiunta al naturale interesse anche una sorta di affetto, che deriva dall’impressione di trovarsi di fronte a una persona in carne e ossa, la cui vita torna a scorrere davanti agli occhi dell’osservatore. Archivi così completi e vasti ne esistono certamente in numero maggiore rispetto ai ricercatori che con pazienza si accingono a decifrarli. Tuttavia, come osserva giustamente Taddei,  “quando raccolte di materiali che sono stati oggetto degli interessi di uno studioso convergono in una istituzione culturale, prima o poi trovano qualcuno che vi posa l’occhio e avverte la necessità di portarli alla luce”. È questo il fortunato caso della biografia di Vincenzo Tardini, ricostruita sullo sfondo della vita artistica e segnatamente teatrale nella Modena del secondo Ottocento.

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