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Una nuova avventura sta per cominciare dietro le quinte della Confraternita del Gnocco d’Oro e delle modenesi Edizioni Artestampa. Dopo essersi dedicati ad altri prodotti tipici del nostro territorio, quali il mirtillo nero dell’Appennino “L’Armata del Mirtillo Nero”, “il” gnocco fritto e il borlengo, è venuto ora il turno della amatissima crescentina, più nota a Modena con il nome della tradizionale formella di argilla utilizzata per cuocerla, ossia la “tigella”. Il libro si chiamerà non a caso “I discepoli della tigella rovente”, ed è previsto in uscita per il prossimo ottobre, dopo una gara all’ultima crescentina che vedrà impegnati i ristoratori della provincia di Modena. “Da mesi – spiega l’editore Carlo Bonacini – stiamo cercando di capire quale sia l’esatta origine della crescentina, questo il vero nome del prodotto che è uno dei simboli delle nostre montagne dell’Appennino. Anzi, occorre fare molta attenzione a chiedere una ‘tigella’ nelle più antiche locande del Frignano, perché potreste trovarvi nel piatto un disco d’argilla davvero poco digeribile… D’altra parte il metodo di cottura della crescentina è uno dei più antichi del mondo, forse il primo metodo conosciuto per la cottura del pane: l’impasto viene infatti appoggiato su dischi di argilla precedentemente arroventati nel camino; alcuni mettono anche la tradizionale foglia di castagno tra la tigella e la crescentina per difendere quest’ultima dal troppo calore. Mi fa sorridere pensare che nel neolitico il pane si cuocesse praticamente allo stesso modo. È una cosa che mi spinge ancor di più a difendere una tradizione che ci lega agli albori dell’umanità, e che si è conservata non a caso in uno dei luoghi-rifugio delle nostre terre: le montagne”. A differenza del borlengo, inoltre, la crescentina è un alimento che “parla” al femminile. “Mentre il borlengo richiede una certa forza fisica per maneggiare i ‘soli’, ossia le ancestrali padelle di grandi dimensioni con cui si prepara questo prodotto tipico, – prosegue Bonacini – la crescentina non richiede la stessa forza”. Il libro in preparazione da Artestampa, “I discepoli della tigella rovente”, ripercorre il format delle precedenti pubblicazioni della Confraternita. “Insieme alla raccolta di notizie storiche, andremo a mappare una selezione di gestori che propongono la crescentina. Sono 2730 le attività di ristorazione che possono somministrare questo prodotto: noi stiamo facendo una scrematura e daremo la precedenza alle attività più antiche. – conclude l’editore – Poi, i cavalieri della Confraternita, nel corso dell’estate, si recheranno in incognita in questi locali per saggiare di persona la bontà delle crescentine. Usciti dai locali, compileranno una scheda di valutazione basata su diversi parametri: impasto, metodo di preparazione, croccantezza, condimento… E sarà interessante riscoprire le diverse modalità e tradizioni con cui viene fatta la crescentina: i tanti modi in cui i ‘discepoli’ della tigella portano sulle nostre tavole gli insegnamenti e le evoluzioni di questa antichissima preparazione”.

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