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Rocco Mastrobuono, autore del libro e protagonista delle vicende narrate, è un editor quarantenne di origini calabresi perennemente senza lavoro. Si trova a trascorrere un breve periodo nel Nord Italia, a Modena, e capita in una polisportiva a bere un caffè. Di fianco al bancone del bar sente parlare dei vecchietti e capisce che stanno parlando di Luciano Pavarotti. Si tratta infatti degli storici “amici della briscola”, che non hanno mai abbandonato la passione per il tavolo di gioco. Mastrobuono, in un lampo, realizza che quella può essere l’occasione della vita: farsi amici i vecchietti e carpire da loro notizie più o meno scottanti sul grande tenore. Scrivere una biografia scandalistica piena di gossip e venderla a un editore è il passaggio successivo che Mastrobuono sogna di fare.

Comincia così una bizzarra vicenda che narra del rapporto che, tra caffè e ammazzacaffè offerti in polisportiva, si instaura tra questo precario di nuova generazione e due vecchi amici di Luciano Pavarotti. Piano piano, tra le mille diffidenze degli anziani e il cinismo disperato del protagonista, si fanno strada ricordi intensi e aneddoti a volte esilaranti a volte commoventi.

Oltre ai vecchietti della briscola compare, in sordina, un altro misterioso personaggio, Victor, che si dichiara in possesso di informazioni molto scottanti.

Dai racconti degli amici della briscola si affaccia, insieme alla storia del grande Maestro, la storia di una città, Modena, e di un paese, l’Italia, che risorge dalle macerie della seconda guerra mondiale. Come in una specie di catarsi, il gigantesco Luciano Pavarotti torna a essere il timido e impacciato Lucianino che cantaMamma al buio per salutare un amico che va a soldato, oppure l’uomo ormai vecchio e provato dalla malattia che è costretto a trascinarsi sul palcoscenico ed eseguire davanti a milioni di spettatori, forse per l’ultima volta, l’aria che tutti si aspettano da lui: il Nessun dorma. Un ritratto senza filtri, dietro le quinte di un palcoscenico mai del tutto abbandonato nella recita della vita. Eppure è proprio nella rappresentazione del mito che si sgretola che le note inarrivabili delVincerò echeggiano in tutta la loro potenza drammatica: sono il grido di guerra di un grande lottatore, il testamento spirituale di un eterno sognatore, la solenne promessa di un uomo che può vincere la sua ultima battaglia perché nella vita ha conosciuto la sconfitta.

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