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E lo sai chi sono, quei ragazzi?
Li chiamano “la seconda generazione”. Sono i figli nostri.

Possono due padri e due figli stare dentro alla stessa storia?

Due padri, due figli, una città di provincia.
Il primo padre si chiama Pasquale Autiero, è un innesto terronico riuscito abbastanza bene nella ricca provincia del Nord Italia, operaio specializzato, sindacalista, comunista. E cassintegrato. Suo figlio diciassettenne, Gabriele, un giorno sparisce lasciando dietro di sé una scia di polvere bianca. Crack.
L’altro padre si chiama Mustafà, è un omone grande e grosso, onesto, lavoratore. Tutto quello che ha fatto nei suoi cinquantacinque anni sta dentro le quattro mura del suo negozio di kebab. Lui, i suoi figli, la liquidazione che gli è servita per avviare l’attività. Una vita per il kebab. Almeno questo è quello che pensa Karim, il più giovane dei suoi figli, che un giorno sparisce lasciando dietro di sé una scia di parole in codice scritte su reti criptate. Isis.
Possono due figli scappare in due direzioni diverse, dentro alla stessa storia?
E due padri soli, disperati, confusi, arrabbiati, possono ritrovarsi ogni notte nello stesso parcheggio desolato a fare la guardia allo stesso portone, in attesa di veder passare il proprio figlio?
In un Occidente messo in ginocchio dai propri stessi fantasmi, nello squallore di vite appassite e disilluse, una scintilla di dolore si accende e squarcia il buio.
Un espediente narrativo ed è fatta, Pasquale e Mustafà si possono incontrare, aiutare, forse addirittura capire.
Ma per riportare a casa Gabriele e Karim, per quello no, non basta un romanzo.

 

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