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In bilico tra il fumetto ed il libro d’artista si colloca Il Viaggio di Charlie. È un vero e proprio escursus, un’avventura non parlata perché è privo di vignette, ma questo racconto per immagini “parla” da solo, è opera autosignificante e, proprio per questo, arriva molto vicino, almeno concettualmente, al libro l’artista inteso in senso classico. Charlie è un bambino come tanti e la sera, si corica a letto, dopo aver ricevuto i baci della mamma, si addormenta e sogna… Quello che l’autore ci fa vivere da spettatori-partecipanti è per l’appunto il sogno di Charlie che diviene un vero e proprio viaggio. La sua avventura è una sorta di “iniziazione” che condurrà il bambino, attraverso l’età adolescenziale, ad una maggiore maturità. L’avventura comincia con il paesaggio solare e i colori vivaci della sabbia nel tramonto, per poi trasportarci in quadri dalle tinte forti dove compaiono personaggi inaspettati ed ambigui, in cui sia noi che Charlie non sappiamo se poter riporre fiducia, o se piuttosto dover rimanere sempre all’erta perché… ”Il nemico è vicino”. È proprio l’età adolescenziale con le sue mille insidie, la difficoltà di raggiungere una maturità di cui non si conosce davvero il significato; sono questi i “veri nemici” che Charlie incontrerà lungo il suo tragitto; qualcuno lo aiuterà, come “MIO” il personaggio che gli si presenta all’inizio della storia e che lo seguirà, lo salverà dagli uomini/guerrieri e da “BAU BAU il mangiatore di bambini”, ma non sappiamo se Mio esiste davvero o sia solo una proiezione dell’energia positiva di Charlie ed una sua dimostrazione di carattere. Queste illustrazioni, a tecnica mista (pastelli, acquarelli, ecoline, china, pastelli a cera ecc.) sono espressione di un “sentire”, di una partecipazione viva e attiva, quella dell’autore che, attraverso lo sguardo di Charlie, ci narra la sua storia. Egli attinge dai quadri di artisti contemporanei come Dubuffet, Bacon ma anche da un certo gusto di tipo espressionista, per l’incisività dei tratti e, senza dubbio, si rivolge ad un “taglio fotografico” ed ad una successione di immagini prettamente in linea con lo stile fumettista più classico. Ciò che vuole arrivare a dirci è che non abbiamo certezze; che ne sarà di Charlie? Qualcuno lo divorerà? Sarà sfinito ma tornerà a casa? Mio lo salverà? Maturerà? Non abbiamo certezze, l’unica certezza è che il sogno finirà…
Chiara Messori

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