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“Avevamo dimenticato che a fare la guerra sono i ragazzini” (Kurt Vonnegut, Mattatoio n. 5)

La Casa del Bersagliere è una storia di guerra, e prima ancora è una storia di infanzia e di paese. A Roteglia, piccolo borgo sulle colline reggiane, i duri ritmi del lavoro nei campi scandiscono le giornate dei contadini e delle loro famiglie. Una piccola comunità dove la pancia è spesso vuota, ma la mano del vicino è sempre tesa per allungare un pezzo di pane. Quando arriva la guerra, gli animi si induriscono ma non si perdono. I bambini restano bambini, anche se guardano le bombe cadere mentre stanno sdraiati in un fosso. Le donne restano donne, e mettono al mondo i figli nelle notti senza luna, lontano dalle loro case bruciate. Gli uomini restano uomini, chi combattendo in montagna, chi rischiando silenziosamente la vita per salvarla ad altri. E anche il paese rimane il paese: un luogo dove le case, i ponti e gli alberi hanno un nome, un rifugio dove ritrovare, finalmente, la pace.

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