“Anche a Modena le prostitute erano considerate soggetti a rischio, da sottoporre continuamente a controllo: ciò ha avvicinato le “case chiuse” ad altri luoghi nei quali controllo e visibilità erano altrettanto essenziali: il carcere e il manicomio. Cercando di confinarle nelle “case” e comunque impedendo loro una vita pienamente libera, lo Stato italiano ha rivelato per molto tempo un rigore inflessibile ma anche un forte pessimismo sulla capacità dei singoli di autodeterminarsi e di governarsi”.

Le “donne perdute” di Modena è la prima ricerca, basata su documenti d’archivio, intorno alla prostituzione in questa provincia, dall’Unità d’Italia ad oggi. Studiando il caso modenese – a partire dalle storiche “strade del vizio”, come via Armaroli, via Catecumeno e via Santa Margherita – emergono i contorni di una vicenda che solleva molti interrogativi: dalla libertà di scelta delle donne di prostituirsi alle motivazioni che poteva spingerle a vendere prestazioni sessuali, dal ruolo del potere (che per molto tempo è stato rappresentato da maschi) alle condizioni di marginalità nelle quali le meretrici erano relegate. Per un lungo periodo della storia nazionale, lo “Stato lenone” ha sfruttato queste donne facendone una fonte di guadagno e ha agito per controllare i loro corpi, attraverso gli organi di pubblica sicurezza, i medici e persino le stesse tenutarie, mediatrici ed attuatrici della volontà del potere costituito. Anche in provincia di Modena le meretrici sono sempre state sottoposte a stretta sorveglianza di polizia, a visite mediche invasive e degradanti, a limitazioni della libertà personale e, in definitiva, a una violenza di genere istituzionalizzata, che ha avuto il suo contraltare nel disinteresse verso le responsabilità dei clienti e il loro stato di salute.

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Marchio

Edizioni Artestampa

Formato

23×16,3

Pagine

222

Peso

446 gr

Data di Pubblicazione

12/05/2025

ISBN

9791255762317

Lingua

Italiano

AUTORE Le "donne perdute" di Modena

Francesco Paolella

AUTORE Cavezzo 10 anni dopo Confucio Basaglia e il socialismo riformista modenese Gli squadristi di Modena Le "donne perdute" di Modena Piacere e potere a Mantova

Fabio Montella

2 recensioni per LE “DONNE PERDUTE” DI MODENA – Prostitute, uomini e bordelli fra Otto e Novecento

  1. Chiara

    Un libro molto interessante. La libertà delle donne di prostituirsi, le motivazioni di questa scelta e come venivano trattate sono delle tematiche forti e importanti che sono sempre state fonte di discussione per molti ma di cui bisognerebbe essere a conoscenza. La scrittura è molto fluida e permette di capire davvero come erano le cose a quei tempi per questo lo consiglio a tutti anche a chi desidera solo approfondire l’argomento.

  2. Federica

    La prostituzione è un tema importante radicato nella nostra società da secoli. Questo libro si concentra sul periodo tra otto e novecento all’interno della città di Modena, analizzando le leggi e cambiamenti che sono stati apportati, dal regolamento Cavour fino alla chiusura delle “Case chiuse” grazie alla legge Merlin.
    Una raccolta di documenti che mette in luce i bordelli a Modena e alla denigrazione a cui le prostitute erano sottoposte.
    Un libro interessante e coinvolgente che spiega come, nonostante la sua posizione centrale all’interno del fenomeno, la figura femminile veniva emarginata, delle motivazioni che spingevano queste donne ad essere meretrici, ai continui controlli invasivi a cui erano sottoposte da parte di medici e di come tutto questo cambia, si trasforma con il passare degli anni.
    Altamente consigliato per conoscere la storia di queste “Donne perdute” e non solo, mostra un lato della nostra società che spesso si preferisce ignorare, ma che sarebbe fondamentale comprendere

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RASSEGNA STAMPA

Gazzetta di Modena – 20 maggio 2025

Le donne perdute di Modena Vivo Modena

LE “DONNE PERDUTE" DI MODENA - Prostitute, uomini e bordelli fra Otto e Novecento
LE “DONNE PERDUTE” DI MODENA – Prostitute, uomini e bordelli fra Otto e Novecento