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“Nell’estate 2006 ho trovato un pacco di vecchie carte che giacevano in un cassetto di un armadio: scritti e disegni extrascolastici risalenti al periodo 1944 (quando avevo 10 anni) – 1953 (quando ne avevo quasi 19)… Restai colpito, oltre che da alcune delle tante poesie, dal ‘diario’. Rileggendo quegli scritti provai una grandissima emozione, rivivendo quegli anni lontanissimi (oltre 60), quell’ambiente, quell’atmosfera, quei problemi”.
E l’emozione giunge intatta anche al lettore di queste memorie del “ragazzo del bosco”, brani di un vecchio diario che Alfredo Silvestri ha trascritto e rimesso insieme come tributo alla propria gioventù, certo, ma anche alle tante figure di donne e di uomini, e ai tanti sogni, che l’hanno popolata. È forse per la freschezza che traspare in queste pagine, per il candore e lo slancio degli affetti, per la poesia di un legame vigoroso con la terra e insieme per l’istinto sempre presente alla fuga verso nuovi orizzonti, che questo diario assume i contorni del “sogno italiano”, quello del ragazzo che lascia i campi coltivati per i libri di scuola, arrivando a ripagare i sacrifici degli avi con la conquista di una posizione sociale più prestigiosa. Una conquista che non cancella l’orgoglio delle radici, perché è un orgoglio fatto di giornate di sole, di lavoro, di giochi, del ricordo di persone amate.

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