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Con questo taccuino di pensieri e immagini, Chiara Tagliazucchi prosegue il proprio percorso di ricerca artistica, concentrandosi su un confronto serrato, a tratti inquietante e a tratti inebriante, tra l’animale e l’animato, uomo e natura: visi e alberi, scenari naturali di cui si percepiscono silenzi e profumi, foreste e orizzonti in cui il maestoso respiro della terra esibisce una terribile bellezza; in primo piano, un respiro più corto, quello di un ritratto umano: ma sono volti silvani, che lentamente vanno incontro a una metamorfosi, diventano piante e foglie bagnate, radici e tronchi, nebbia e vento. Come tessere di un mosaico mobile, i frammenti dell’esistenza restano sospesi, fluttuando in un oceano indecifrabile. Frasi rubate, pensieri, cinema e letteratura sono rimeditati nel tempo lento della pittura, che restituisce il magma di una scrittura illeggibile: la vita. La tecnica è mista, fotografia e pittura. Ha detto l’autrice a questo proposito: “viene utilizzato un mix di linguaggi, si crea un’intersezione tra la narrazione cinematografica, la fotografia e la pittura. La fotografia serve per procurare la materia prima su cui lavorare, preleva frammenti reali. Serve per relazionarsi con gli spazi e gli oggetti intimi di altre persone, consente in sostanza di frugare tra le loro cose private. Nello stesso tempo permette di creare delle messe in scena, fa sì che i modelli possano recitare all’interno di situazioni che si adattano a un mio progetto. Il risultato è un intreccio tra realtà e finzione.” (intervista di Luca Panaro, 2003).

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