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Fare raccontare un quartiere difficile da chi ci abita, vive, lavora. Da chi ci è nato e cresciuto e da chi ci vive da pochi anni, arrivato da più o meno lontano. Io sono di Braida è un racconto fatto di immagini e di parole – commosse e arrabbiate, entusiastiche, tristi o nostalgiche – raccolte in alcuni mesi da un fotografo e una scrittrice, che hanno percorso le strade di un quartiere di frontiera nel cuore del distretto ceramico di Sassuolo per incontrare bambini, ragazzi e ragazze, donne e uomini, pensionati e immigrati. “Fatte le proporzioni, la storia di Sassuolo non è così diversa da quella di Torino, che ho conosciuto e vissuto da vicino: l’ondata migratoria dal Mezzogiorno negli anni Sessanta, con il raddoppio degli abitanti, l’assenza di programmazione e la crescita disordinata dei quartieri-dormitorio; il lavoro nella ceramica, da una parte, nell’industria automobilistica e meccanica, dall’altra; i conflitti culturali e sociali con i residenti; la lenta e contrastata integrazione; i diffusi fenomeni di illegalità. Ma, quando si parla di sicurezza, non posso fare a meno di ricordare una delle prime iniziative del Gruppo Abele a Torino: «Delinquenti non si nasce, ma si diventa». Una verità che mi pare sempre valida […]. Questo diario di viaggio nel quartiere Braida esprime meglio di un trattato di sociologia le ferite e le difficoltà del tessuto sociale urbano oggi”. (don Luigi Ciotti)

 

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